Perché non esiste in Italia una letteratura popolare?

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Gramsci si pose un problema, e cioè: perché non esiste in Italia una letteratura popolare (erano gli anni 20)? Gramsci si riferiva in particolare ai romanzi popolari.

 Eco tentò una risposta, una bella, convincente ma sofisticata. A mio avviso, la risposa alla questione è nello scatto che ho riprodotto, un estratto di 'Le avventure di Tom Sawyer' di Mark Twain, libro splendido, schietto, fresco e sincero. Era il 1870, o giù di lì. Prendete un romanzo italiano di quegli stessi anni: sa di muffa.
Perché la questione è tutta lì: lo scrittore italiano in genere si crede la cacca di Dante, assiso sul suo alto trono, avvicinabile solo dai cherubini celesti. Oggi non è diverso dai tempi di Gramsci. Un Twain, un King (che a Twain deve tanto), un Vonnegut, un Auster in Italia avrebbero fatto la fame. Ma per sfortuna o per fortuna (loro e nostre), quei signori non sono italiani.
Doverosa la menzione al traduttore del passo in questione: Tullio Dobner, già storico traduttore di King.

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