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trafficoHai fretta? fai tardi in ufficio? la banca sta chiudendo? non ricordi di aver chiuso la porta? hai scordato la cena sul fuoco? ti aspetta il tuo strozzino? ti aspettano in chiesa al tuo matrimonio?

 

Si, così: suona, abbaglia, fai gimkana, corri, che poi arriverai alla fine dei tuoi giorni senza averci capito una mazza. Se vuoi capirci qualcosa, se non vuoi perderti le occasioni che contano (perché la vita è fatta di occasioni uniche, sai) e godertela un po’, c’è poco da fare: devi andar piano. Apri gli occhi, sbatti le palpebre, ed ecco che tutti i dettagli sono lì per te. Quelli che non contano come quelli che contano, senza fretta.

E allora ferma, rallenta, sgrana la marcia, guardati intorno, attenzione: macchine davanti a te, tantissime macchine; approfittane, poiché...

...poiché c’è nel modo degli automobilisti di attendere che il deflusso avanzi un che di repertorio da commedia umana. Sul seggiolino della tua macchina, che il sole sia cocente, o che fuori dal finestrino biancheggino soffici coltri di neve, a guardare di quando in quando sullo specchietto retrovisore, o posare lo sguardo oltre il parabrezza; nel modo in cui scegli gli oggetti che catturano la tua distratta attenzione avida di futili dettagli, sempre nuovi da scoprire; nel modo che hai di abbandonare le braccia sulle gambe stracche e atrofe, di posare le mani sugli oggetti più inediti sul cruscotto; nel dosaggio della curiosità sulle consuetudini del tuo abitacolo, come in avanscoperta, come di una temerarietà diffusa nello spazio angusto tra i sedili posteriori e quelli anteriori, probabilmente forieri di certe piccole novità di cui sino a quel momento avevi trascurato la portata innovativa, una portata gravida, magari, di conseguenze inaudite (perché sordo alle novità della vita, tu individuo ormai perso nel cinismo dell'ordinario dolore del vivere, affrancato dal timore sempre in agguato dell'insuccesso, eppure ormai rassegnato nella polvere degli anni, di questi anni tuoi che avverti nascosti, forse persi per sempre, e di cui non ti resta ormai che uneco distante, ancorché indistinta; e non è soltanto questo, perché quando ritenevi che niente e nessuno avrebbe potuto frenare la corse del tuo entusiasmo, non ti saresti mai aspettato di utilizzare un giorno e poi rinnegare la parola ormai, che avevi debellato dal tuo personale vocabolario di lessemi del vivere. E quella parola, ormai, per te stantia, adesso invece ti ritorna, come la coda di una sinusoide in costante moto armonico. E l'associazione con quella del serpente è presto fatta La tua vita nell'abitacolo è nel modo di dosare la pazienza sul volante, e di calibrare la pressione degli istinti repressi sui pedali dei comandi; è nellallerta vigile di scongiurare un tamponamento, e di quanto a furia di scongiurarlo fortemente e scaramanticamente temi negli angoli più palesi della tua mente che infine accada, come una profezia che si autoavvera; temi che scongiurare significhi per te la perdita della speranza, che ce la portevi fare se solo non ti fossi distratto, la speranza di un riscatto sull'autostima disillusa di un ego dai sentimenti frammisti e combusti e opposti e vaghi; e nel vaneggiare intonando astratte melodie, seguendo fischiettando con leggera allegria il motivetto che danno alla radio, e del trasporto della tua immaginazione in quella melodia che altrove, altrimenti avevi già bollato banale, ma che adesso, giusto in virtù della sua banalità, ti prende comunque, e addirittura ti lasci commuovere dalla sua leggerezza, dalla sua semplicità e dalla assenza assoluta e limpida di pretesa alcuna; fai presto a fare il raffronto: quella medesima leggerezza la auspichi nelle cose della tua vita che contano di più, e vorresti che sullonda di quella leggerezza le cose cavalcassero le creste più alte e ardimentose, ché più in alto si giunge tanto più si è leggeri; e vorresti spargere così la zavorra dei tuoi gravami esistenziali, come adesso fai con la cenere stagionata nel posacenere che stai vuotando oltre il finestrino. Ma nella beffa non c’è affanno, perché non puoi dire a te stesso che la vita va avanti, ché davanti a te ci sono almeno quattro chilometri di coda e dunque di fatto sei bloccato nel traffico. E malcelata dalla censura del tuo istinto di conservazione approvi infine la consapevolezza del dubbio che quella cenere possa essere la vita tua medesima, e il posacenere il suo proprio senso.

 

 

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